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La Dizione e L'Articolazione

La Scuola di Canto Moderno di Lorena Scaccia
Andiamo subito al sodo e cerchiamo di conoscere qualche cosa che ci faccia parlare con una corretta dizione, che poi applicheremo anche sulle nostre canzoni. Come già detto nella pagina della TECNICA ...  vedere tutti
Tipo: Manuale
Fonte: www.scuoladicanto.it
Formato: HTML
Tempo di lettura < 5 minuti
Lingua: Italiano

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La Dizione e L'Articolazione
Andiamo subito al sodo e cerchiamo di conoscere qualche cosa che ci faccia parlare con una corretta dizione, che poi applicheremo anche sulle nostre canzoni. Come già detto nella pagina della TECNICA DI CANTO LA DIZIONE DOBBIAMO IMPARARLA. Assolutamente. A meno che non vogliamo cantare intenzionalmente canzoni dialettali.

L'ARTICOLAZIONE

Per esempio, cosè l'articolazione della bocca? Per articolazione intendo la giusta apertura delle vocali quando esse si pronunciano. E' importantissimo specificare per bene il suono di ogni vocale. Più la nota è acuta e più bisogna dare spazio alla voce, occorre quindi aprire maggiormente le vocali e assumere un'espressione del viso sorridente. L'articolazione del viso è molto importante anche nel parlato. Provate a guardare attentamente i movimenti della bocca dei giornalisti dei telegiornali (almeno quelli che parlano in un corretto italiano) i movimenti della loro bocca possono sembrare esagerati, ma sono essenziali per pronunciare correttamente ciò che si stanno dicendo.


I suoni di "S" - "Z" - "C" - "G".

Le lettere di cui sopra sono consonanti e come tali sono suoni che possono essere pronunciati solo appoggiandosi ad una vocale, esse come dice il loro nome, suonano solo con l'aiuto di una vocale, ma non sempre nello stesso modo. Andiamo a conoscere i due suoni delle consonanti di cui sopra.

Le lettere S e Z rappresentano due suoni, uno sordo o aspro, come in seta e in danza e uno sonoro o dolce come in rosa e zeta.


La “S” sorda

La S si pronuncia sorda o aspra , come in seta:

· quando è all’inizio di parola seguita da vocale: sapere, santo, sale;

· all’inizio o nel corpo della parola, quando è seguita dalle consonanti sorde c, p, t, f, q: scale, spada, staffa, sfera, squadra, trasferire;

· quando, nel corpo della parola, è preceduta da una consonante: polso, borsa, psicologo;

· quando, nel corpo della parola, è doppia: rosso, disse, fossa;

La “S” sonora

La S si pronuncia sonora o dolce, come in rosa:

· quando è all’inizio o nel corpo della parola ed è seguita dalle consonanti sonore b, d, g, l, m, n, r, v: sbandare, disdire, sgusciare, slavato, snaturare, sradicare, sveglia;

· quando si trova tra due vocali: mese, viso, esami. Ma sono frequenti anche i casi di S intervocalica sorda anche se queste eccezioni ormai non sono più molto rispettate nemmeno da coloro che fanno uso professionale della voce: casa, cosa, naso, riso;

· nelle parole per lo più di registro dotto, in –asi, -esi, -isi, -osi: stasi, genesi, dialisi, nevrosi.

La “Z” sorda

La Z si pronuncia sorda o aspra, come in danza:

· quando è seguita dai gruppi ia, ie, io: mestizia, grazia, lezione;

· quando è doppia: pazzo, ruzzolare;

· nelle parole terminanti in –anza, -enza, -ezza: costanza, frequenza, bellezza.

· molto spesso in principio di parola se la sillaba successiva inizia con : c – f – p – t: zucche – zucchero – zolfo – zuppa – zampa – zappa – zitella – zitto

La “Z” sonora

La z si pronuncia sonora o dolce, come in zero:

· quando si trova in principio di parola: zefiro, zeta, zaino. Fanno eccezione: zampa, zappa, zolla;

· quando si trova tra due vocali: azalea, azoto;

· nei suffissi -izzare, e izzazione: nazionalizzare, nazionalizzazione.

Le lettere “C” e “G” rappresentano due suoni:

· un suono duro o velare o gutturale davanti alle vocali a, o, u, davanti a un’altra consonante e in fine di parola: cane, corvo, curvo, gatto, gufo, golfo, grave, basic;

· un suono dolce o palatale, davanti alle vocali palatali e, i: cena, ciliegio, giro, gelato;


Per indicare che una C o una G sono dure o velari anche se sono seguite da e, i, si inserisce tra la consonante e la vocale una H : pochi, chitarra, luoghi, ghepardo. Per indicare invece che una C o una G sono dolci o palatali anche davanti a a, o, u, si inserisce tra la consonante e la vocale solo una i, che ha solo funzione grafica e quindi non viene pronunciata e che da vita ai digrammi ci e gi: caccia, bacio, ciurma, giallo, giocare, giurato.

Chi è sicuro che quanto detto sopra è superfluo perchè ritiene di avere una buona dizione, provi ad esercitarsi con "una sola vocale" la famigerata "S".