Laboratorio Teatrale King Lear

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LABORATORIO TEATRALE KING LEAR
Note riflessioni e istruzioni per l’uso a cura di Lisa Ferlazzo Natoli e la collaborazione di Monica Angrisanti e Alice Palazzi

Perche scegliere Shakespeare per questo laboratorio intensivo?
Perchè Shakespeare è ancora oggi uno dei fondamenti del teatro occidentale;
perchè la molteplicità e la vivezza della sua lingua, ci costringono a lavorare
con la nostra, di lingua, come un corpo sonoro da ricominciare a conoscere e
ad amare; perché i suoi temi vanno ben al di là di un palcoscenico, e riguardano
ancora oggi quella riflessione e quella consapevolezza su cui si edificano una
cittadinanza e uno stato.

Perché il Re Lear?
Lear è la tragedia dello smembramento: dell’identità, di un regno, di una famiglia,
della regalità stessa, potremmo dire dello stato.Lear è la tragedia della perdita
e dell’errare. La tragedia del linguaggio, in cui la comunicazione si costruisce
su un terreno fragile e pericoloso che spalanca un abisso sull’indecifrabilità
della vita. Ci sembra che questi temi siano nel cuore del nostro presente e che
se il teatro è formazione e conoscenza, incontro con una collettività che ascolta
e guarda oltre il palco, è anche perché c’è un sentire un conoscere e un
riconoscersi comune.
Inoltre Lear è un testo costituito su almeno undici personaggi straordinari, una
struttura multiforme che passa dal tragico all’assolutamente comico, e una
drammaturgia perfetta per mettere alla prova un materiale di studio approfondito.
Questo ci permetterà di lavorare sull’attore, sulle sue scelte: l’immaginazione,
la modulazione della voce e del corpo, la capacità d’affinare i propri mezzi per
dar vita ai personaggi. Una piccola ‘specialistica’ per attori-autori, dedicata
alla lingua shakespeariana, allo scavo del testo, che proprio grazie questo si
possano muovere con maggior precisione e consapevolezza nel proprio percorso
teatrale, e responsabilità sulle scelte che il teatro chiede d’operare.

Questo tempo di studio si presenta già ‘doppio’, legato ad una seconda settimana
di lavoro, interna alla compagnia mobile che noi siamo, e aperta agli sguardi
persone che avranno partecipato al laboratorio, perché gli è sottesa un’esigenza
pedagogica più vasta, ideale, una sorta di ‘scuola permanente’, un’attitudine
allo studio che permetta all’attore d’imparare ogni qual volta si trovi su un
palco, di fare del proprio lavoro un’occasione d’incontro con altri percorsi
che potrebbero sedurlo e una continua formazione d’eccellenza. Che altro sono
preparazione e tecnica se non un saper entrare nella realtà per modificarla?

Strutturazione generale del laboratorio:

Riscaldamento fisico:

Prima fase: integrazione del movimento, allungamento e attivazione- tecniche
Feldenkreis, Suchard, Philates, Yoga, Cunningham.

Seconda fase: contact improvisation per permettere una conoscenza reciproca e
allenamento del corpo in elasticità.

Terza fase: sequenze coreografiche e ritmiche per allenare il lavoro corale.

Riscaldamento vocale:

Riscaldamento e manipolazione del volto e delle cavità, respirazione integrata,
allenamento sui risuonatori del corpo.
Bosco sonoro: emissione corale di suoni che alleni la modulazione, l’intonazione
e la voce ‘naturale’.
-Analisi del testo, temi struttura e linguaggio
-Scelta e prima indagine dei personaggi: si procederà anche per scelte d’opposti
cui l’attore dovrà, alternativamente dedicarsi.
-Lavoro individuale, scoprire la voce del personaggio, strutturarne la natura o
letteralmente riscriverne caratteristiche e profilo
-Lavoro per coppie o terzetti, drammaturgici e tematici.
-Improvvisazioni a soggetto come nella Commedia dell’Arte su intere scene
selezionate
-Improvvisazioni tematiche corali, per cui verrà data una musica specifica una
spazializzazione ed una ‘situazione’
- Analisi della giornata di lavoro e compiti individuali per il giorno seguente


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