Lingua e cultura accadica

Centro Studi del Vicino Oriente
A Milano

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  • Corso
  • Milano
  • Durata:
    6 Mesi
Descrizione

Obiettivo del corso: A conoscere lingua e cultura accadica.
Rivolto a: Ai nostri corsi possono iscriversi tutte le persone interessate alle materie, indipendentemente dal titolo di studio posseduto. Sono previste agevolazioni tariffarie per gli studenti universitari che si iscrivono alla scuola di specializzazione e devono quindi seguire più corsi.

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Milano
Via Vitruvio, 41, 20124, Milano, Italia
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Nessuno.

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'Accadico' è il termine con cui si designa la lingua semitica degli antichi abitanti della Mesopotamia (corrispondente pressappoco all'attuale Iraq) tra la fine del III e la fine del I millennio a. C. Infatti, le due diramazioni più importanti dell'accadico sono l'assiro e il babilonese, parlati dalle due omonime popolazioni semitiche. In realtà, l'impiego della lingua accadica non è coesteso alla durata e all'estensione geografica della civiltà assiro-babilonese. Infatti, le prime consistenti testimonianze scritte della lingua accadica risalgono all'epoca della dinastia di Accad (seconda metà del III millennio), fondata da Sargon il Grande. Inoltre, l'accadico sopravvisse anche alla fine dell'egemonia assiro-babilonese in Mesopotamia, vale a dire alla caduta di Ninive prima (612 a. C.) e di Babilonia poi (539), e continuò a essere usato nelle cancellerie d'epoca persiana e seleucide, quando ormai altre lingue (in primo luogo l'aramaico e il greco) si erano venute affermando nell'area. Anche per quanto riguarda l'estensione geografica, l'espansione dell'accadico fu un fenomeno più rilevante di quella degli eserciti babilonesi e assiri. Anzi, a partire dalla metà del II millennio, l'accadico divenne una sorta di 'lingua franca' di tutto il Vicino Oriente Antico, dall'Egitto, alla Siria-Palestina, all'Anatolia e a tutta la periferia circum-mesopotamica.

La scrittura impiegata dagli Assiri e dai Babilonesi fu quella detta 'cuneiforme', ereditata dai Sumeri, anche se riformulata per adeguarsi alle diverse caratteristiche (in primo luogo flessività in luogo dell'agglutinazione sumerica) dell'accadico.

Il successo di questa lingua ha fatto sì che una letteratura quanto mai vasta e varia sia stata tramandata in accadico: testi economico-amministrativi, documenti politici, giuridici, storici, le iscrizioni reali dei sovrani assiri (in particolare quelle della dinastia di Sargon II: lo stesso Sargon, Sennacherib, Esarhaddon e Assurbanipal), composizioni teologiche, religiose e cultuali, inni, miti, poemi. Tra le moltissime opere vanno menzionati veri e propri capolavori della letteratura mondiale: in particolare l'Epopea di Gilgamesh, il Mito del Grande Saggio (una sorta di Noè babilonese) e l'Enuma Elish o Poema babilonese della creazione.

Tra tutta questa enorme messe di letteratura si è scelto di supportare l'introduzione alle strutture essenziali della lingua accadica con testi (essenzialmente passi tratti dal famoso codice di leggi e dalle epistole) risalenti al regno del celebre sovrano babilonese Hammu-rapi (prima metà del II millennio a. C.). La ragione è che la lingua di quest'epoca, detta appunto 'paleo-babilonese', fu considerata la lingua 'classica' per eccellenza dagli stessi Babilonesi, dal momento che continuarono a copiarne e tramandarne i testi più significativi (divenuti ormai parte essenziale del curriculum degli scribi apprendisti) fino alla fine del I millennio, e che a essa largamente attinsero nella composizione delle opere letterarie redatte successivamente.


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