Un progetto fotografico a lungo termine richiede una comprensione intima del soggetto ed insieme la capacità di rendere le immagini visivamente interessanti e formalmente intriganti. E questo perché, (anche) nel fotografare, la sostanza non può essere formale eppure non può prescindere dal senso dell’armonia e della bellezza. Per fare fotografia, è noto, occorre trasformare un’idea in un immagine. Per primo, viene il discutere, in maniera creativa, della capacità e della possibilità di contestualizzare il mondo attraverso le nostre intime visioni. Di cosa significa fedeltà alle nostre percezioni ed insieme ai fatti. Di quali siano gli strumenti (emotivi e formali) per portare nelle immagini la nostra partecipazione emotiva e le ineludibili individualità che compongono la nostra storia. Di cosa vuol dire fare metafora e mistero delle proprie visioni. Al centro dei nostri incontri vi sarà la (lenta e mutante) messa a fuoco e la discussione dei contenuti del progetto che si persegue, l’interpretazione delle sequenze di immagini o della serie di immagini proposte, per afferrarne il ritmo interno ed insieme il respiro, e la ricerca di un personale punto di vista.
Analizzeremo poi - al fine di comprenderlo e farne oggetto di critica - il linguaggio visivo consolidato come pure il lavoro di quei (grandi) fotografi che hanno scelto di costruire storie secondo il proprio modo e la propria sensibilità, così allargando i confini comunicativi della fotografia e mettendo in discussione le strategie convenzionale della narrativa fotografica.