Teatro dell'Oppresso

Ananda Marga Bologna
A Bologna

60 
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  • Seminario
  • Bologna
  • Durata:
    2 Giorni
Descrizione

Obiettivo del corso: Ad un atteggiamento più consapevole e potente nei confronti della società.
Rivolto a: tutti i praticanti di teatro e chi vuole sviluppare qualità nuove.

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Bologna
Via S.Tommaso del mercato 1/e , 40126, Bologna, Italia
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· Requisiti

nessuno.

Programma

CORSO DI TEATRO DELL'OPPRESSO

Inizio:

sabato 29 maggio 2010 alle ore 9.30

Fine:

domenica 30 maggio 2010 alle ore 18.00

Luogo:

Presso Centro Ananda Marga

Via:

Via Gobetti 5/d (adiacenze Stazione-Xm 24)

Città/Paese:

Bologna, Italy

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Il costo per l'intero stage è di 60 Euro. Per prenotazioni e info per l'alloggio 320 8154216 Max 20 iscritti. “L’esistenza umana non può essere muta, silenziosa, nemmeno può nutrirsi di false parole, ma di parole veritiere, con cui gli uomini trasformano il mondo. Esistere, umanamente, è pronunciare il mondo, è modificarlo. Non è nel silenzio che gli uomini si fanno, ma nella parola, nell’azioneriflessione” (Paulo Freire - La Pedagogia degli Oppressi) Il Teatro dell’Oppresso (TdO) è una tecnica teatrale elaborata negli anni ’60 da Augusto Boal e che rapidamente si è diffusa in tutto il mondo, come una delle armi più efficaci per lo sviluppo sociale partecipato, al punto che Boal è stato candidato nel 2008 a premio nobel per la pace. L’obiettivo del TdO è umanizzare l’umanità, perchè ogni uomo è teatro, in quanto ciascuno di noi è e deve essere attore della propria vita, capace di pronunciare il proprio mondo, in dialogo con gli altri. Questo metodo usa il teatro come mezzo di conoscenza e come linguaggio, come mezzo di presa di coscienza e trasformazione della realtà interiore, relazionale e sociale. E' un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Ha tra le finalità quella di far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e di rendere gli spettatori protagonisti dell’azione scenica, affinché lo siano anche nella vita. Si basa sull’ipotesi che "tutto il corpo pensa", in altre parole su una concezione "globale" dell’uomo visto come interazione reciproca di corpo, mente, emozioni. Il metodo fornisce strumenti d’analisi, liberazione e coscientizzazione attraverso un approccio non direttivo e ad una relazione dialogica, che annulli gli aspetti di violenza. Dall'influenza del pensiero di Freire il TdO prende l'atteggiamento non indottrinante ma maieutico: non da' risposte ma pone domande e crea contesti utili per la ricerca collettiva di soluzioni. Una delle sue principali ipotesi base e' che "il corpo pensa", ovvero una concezione dell'essere umano come globalità di corpo, mente ed emozione dove l'apprendimento / cambiamento vede coinvolti tutti e tre gli aspetti, in stretta relazione. Il TdO si muove ai confini tra teatro, educazione, terapia, intervento sociale e politica. Fulcro del lavoro è l'analisi e la trasformazione delle situazioni oppressive, di disagio, conflittuali, della vita quotidiana ed usa come strumenti una serie di esercizi e giochi che mirano a sciogliere le "meccanizzazioni" del nostro corpo/mente/emozione che sono cristallizzate nella cosiddetta "maschera sociale". Pur toccando aspetti personali ed emotivi, il TdO non si pone come terapia, ma come strumento di "liberazione" collettiva che poggia sulla presa di coscienza autonoma delle persone, sullo "specchio multiplo dello sguardo degli altri". DESCRIZIONE DEL CORSO Il corso di formazione ha una durata di 20 ore (un fine settimana) ed ha come obiettivo l’empowerment, la presa di potere, individuale e del gruppo attraverso una serie di giochi-esercizi intervallati da momenti di riflessione maieutica in gruppo, facilitata dal giolli. Nell’ultima parte del percorso formativo sarà dedicato un momento all’organizzazione dei partecipanti in gruppi affinchè si attivino attraverso delle proprie iniziative nel contesto sociale, secondo lo schema tipico della Ricerca-Azione: FORMAZIONE ATTIVAZIONE RIFLESSIONE

RIPROGETTAZIONE

Presa di coscienza Realizzazione progetti Analisi e valutazione Nuova progettazione post-analisi Le fasi del percorso si articolano su tre pilastri teorico-metodologici: Io sono (lavoro sull’identità personale) Noi siamo (lavoro sull’identità di gruppo) Noi agiamo (lavoro sull’attivazione del gruppo) DEMECCANIZZAZIONE Questa prima parte é finalizzata a ragionare individualmente ed in gruppo sul come siamo prigionieri dei nostri schemi. Augusto Boal, ideatore del Teatro dell’Oppresso, sostiene che il nostro corpo é “meccanizzato” all’interno di schemi di movimento e di azione che sono socialmente condizionati. Lo spazio che noi usiamo per muoverci, gli organi di movimento e la qualità dei movimenti che facciamo sono condizionati da regole non scritte, imposte dalla cultura. Questa incapacità di essere liberi di muoverci, influenza fortemente la capacità di pensare liberamente: un esempio di questo fenomeno è ben rappresentato dal film “Tempi Moderni” di C. Chaplin.

É necessario allora riscoprire i propri sensi, per sentire tutto quello che si tocca, ascoltare ciò che si ode, mettere in moto più sensi e vedere tutto quello che si guarda. FIDUCIA La seconda parte del programma formativo si concentrerà sulla fiducia, in sè stessi e negli altri. Qui si lavorerà con giochi-esercizi cooperativi, focalizzati anche sul contatto corporeo: nel gruppo ci deve essere fiducia tra i membri e la capacità di sentirsi a proprio agio anche nel contatto rispettoso tra parti del corpo. La fiducia reciproca è il primo passo per integrare tra loro i membri del gruppo e renderlo forte e coeso. SINTONIA Intesa come capacità del gruppo di “muoversi assieme”; un concetto vicino a questo è l’empatia, la capacità di relazionarsi a livello profondo, “di cuore”, tra persone. Questa parte, che completa logicamente quella sulla fiducia, sarà caratterizzata da esercizi in gruppo e a coppie, per riscoprire sè stessi nella relazione con gli altri. UNA VISIONE DIFFERENTE DELLE COSE “Esistono tante cose in una cosa sola, se il fine è la rivoluzione. Ma nessuna in tutte le cose, se il fine non é questo” (Bertold Brecht). Durante questa parte si lavorerà principalmente sulla capacità di vedere molte cose in una cosa sola, nel dare nuovi significati all’esistente, nel vedere ciò che ad una prima apparenza non si nota. Questo per conoscersi meglio, per conoscere meglio l’altro e la realtà attorno a noi. Ciò è di particolare importanza in un ambiente multi-etnico e sociologicamente complesso come lo è il contesto europeo in quest’epoca storica. TEATRO IMMAGINE Il teatro immagine è una tecnica del teatro dell’oppresso che permette di teatralizzare le varie situazioni della vita, a partire dalle stesse immagini corporee, elaborate intuitivamente a partire da un tema. Questa tecnica permette di analizzare profondamente le dinamiche individuali e collettive e di ragionarci assieme, tentando di risolvere quelle che non ci piacciono. I CONFLITTI Pat Patford nel suo modello, definisce il conflitto come ogni situazione nella quale “Io voglio - tu non vuoi” e ciò si presenta ogni volta esista una relazione tra almeno due persone. Il conflitto di per sè è sano, salutare per la relazione, ma, se inserito in uno schema di potere “alto - basso” (Patford), può diventare causa di violenza e di oppressione. Il modulo tratterà del tema dei conflitti nella relazione interpersonale e nella società, analizzando le diverse situazioni conflittuali e cercando metodi di risoluzione partecipativa, preferibilmente nonviolenta. TEATRO FORUM Il Forum è la tecnica principale dell’arsenale del Teatro dell’Oppresso. Consiste nel rappresentare una scena di conflitto, nella quale si identifichino chiaramente gli oppressori e gli oppressi. Con l’aiuto della conduzione del giolli, il pubblico è invitato a sostituire i personaggi oppressi, per tentare di risolvere, assieme in modo partecipativo, il conflitto. In questo modo, oltre ad analizzare e a denunciare i conflitti, le violenze e le oppressioni, si prova concretamente a risolvere queste situazioni di disagio ed ingiustizia. PROGETTAZIONE PARTECIPATA (Project cycle management) L’ultima parte del corso sarà focalizzata sulla progettazione di azioni sociali sul territorio, in un’ottica di impresa sociale, per l’inserzione attiva e democratica in società. Il modello teorico di riferimento sarà il project cycle management, modello scientifico di progettazione, per formulare proposte di azioni sociali da implementare successivamente in gruppo. FORMATORE : Giulio Vanzan Esperienza professionale: dal 2008 lavora con l’Istituto Internazionale per lo Sviluppo della Cittadinanza, di cui ora è il direttore esecutivo in Europa; consulente del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ed UNICEF, come formatore e facilitatore di processi; formatore per l’associazione VIP Formazione e presidente di VIP Verona onlus, associazione di clownterapia. Nel 2004-2005 coordinatore dei progetti internazionali dell’associazione VIP Italia onlus. Autore del libro: “Dalla passività appresa al protagonismo - un approccio teorico, metodologico per il lavoro in ambito educativo”, pubblicato per UN Volunteers e l’Università del Goiás (Brasile). Formazione accademica: master in sviluppo locale e laurea in cooperazione allo sviluppo. Altra formazione: formazione in teatro dell’oppresso presso il Centro do Teatro do Oprimido di Rio de Janeiro (CTO) e presso l’Associazione Giolli Teatro; formazione come clown-dottore e clown trainer presso l’associazione VIP Formazione; studio dell’arte del mimo e del corpo poetico presso l’associazione Larven Teatro; specializzazione come insegnante di Rajadiraja yoga presso l’associazioneAnanda Marga Pracaraka Samgha; giocoliere ed amante del contact juggling