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CGT Centro di GeoTecnologie

Master in Geotecnologie per L'Archeologia (GTARC)

CGT Centro di GeoTecnologie
A San Giovanni Valdarno

3.500 
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Tipologia Master II livello
Luogo San giovanni valdarno
Ore di lezione 392h
Durata 12 Mesi
  • Master II livello
  • San giovanni valdarno
  • 392h
  • Durata:
    12 Mesi
Descrizione

Il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti e Il Centro di Geotecnologie – CGT dell’Università degli Studi di Siena hanno istituito un Master Universitario di secondo livello in GeoTecnologie per l’Archeologia (GTARC) rivolto a giovani laureati in discipline umanistiche, nel settore dei beni culturali, e in discipline scientifiche, a professionisti, nonchè a dirigenti e quadri della Pubblica amministrazione che operano in ambito archeologico.

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Dove e quando
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San Giovanni Valdarno
Via Vetri Vecchi, 34 , 52027, Arezzo, Italia
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San Giovanni Valdarno
Via Vetri Vecchi, 34 , 52027, Arezzo, Italia
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Da tener presente

· A chi è diretto?

- a chi vuole acquisire capacità professionali e operative nell’ambito delle Tecnologie applicate all'Archeologia; - a chi vuole sviluppare e creare un settore di archeologia all’interno della azienda/studio professionale in cui già lavora; - a coloro che svolgono, o vogliono svolgere, ruoli direttivi all'interno di Amministrazioni Pubbliche (Enti Locali, Camere di Commercio, Agenzie Pubbliche, Consorzi, Aziende Pubbliche, Istituti Presidenziali, Autorità Indipendenti, Amministrazioni Centrali).

· Requisiti

laurea in Lettere, Conservazione dei Beni Culturali, Scienze Geologiche, Scienze Ambientali, Scienze Naturali, Scienze Forestali, Scienze Agrarie,...

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Cosa impari in questo corso?

Archeologia
Interpretazione
Cartografia
GPS
Salvaguardia
Beni culturali
Modellazione 3D
GIS
Rilievo Archeologico
Archeologia preventiva

Professori

Altair Pirro
Altair Pirro
Dott.

http://www.geotecnologie.unisi.it/service/docenti.php?act=see&id=44840

Giovanna Pizziolo
Giovanna Pizziolo
Dott.ssa

Marta Caterina Bottacchi
Marta Caterina Bottacchi
Dott.ssa

Riccardo Salvini
Riccardo Salvini
Prof.

Programma


Al giorno d’oggi, lo studio e la valorizzazione dei Beni Culturali richiedono sempre più conoscenze scientifiche e tecnologiche e diventa pertanto cruciale un’interazione costruttiva tra operatori umanistici, tecnici e scientifici. La ricerca archeologica, non può pertanto prescindere da interventi conoscitivi di ampio respiro e quindi da un rapporto organico a carattere interdisciplinare con tutte le aree del sapere scientifico.

In questo contesto il dibattito attorno al tema della tutela dei beni culturali, ha evidenziato la necessità di utilizzare innovativi strumenti di monitoraggio sempre meno invasivi per l'individuazione e la salvaguardia dei beni archeologici e ambientali. La nuova figura dell’archeologo che emerge anche dal recente Decreto Legge sull’Archeologia Preventiva (DL63/2005 articolo 2bis e 2ter) sembra andare proprio in questa direzione: coloro che, come prescritto dalla nuova normativa, si troveranno a dover verificare l’impatto archeologico di opere infrastrutturali, non potranno fare a meno di strumenti tecnologici non invasivi quali il telerilevamento, la fotointerpretazione, la geofisica necessari per una corretta lettura e interpretazione del territorio.

Si sta pertanto aprendo, un nuovo mercato del lavoro per figure professionali specializzate, in grado di integrare le competenze archeologiche e geotecnologiche che siano quindi in grado di:

Individuare ed interpretare le tracce delle antiche frequentazioni antropiche con metodi non invasivi, contestualizzare le evidenze archeologiche nel territorio e in un quadro geomorfologico e paleoambientale, costruire la cartografia tematica per la gestione ed interpretazione delle emergenze archeologiche, fornire data set e organizzare strutture GIS funzionali alla programmazione degli interventi archeologici e alle esigenze amministrative territoriali (tutela, valorizzazione, pianificazione...)

A scala territoriale l'integrazione dei dati provenienti da fonti diverse (GPS, analisi da remote sensing, fotointerpretazione, indagini sul campo) all'interno di un GIS diviene strumento e chiave di lettura fondamentale per la ricostruzione della storia del paesaggio. Nell'ambito degli interventi archeologici sul territorio è necessaria la gestione rapida e coordinata della grande quantità dei dati raccolti durante l'attività di scavo e ricognizione. In questo senso l'apporto delle nuove tecnologie permette di archiviare ed integrare all'interno di un sistema relazionale le varie tipologie di documentazione (cartografia, piante di fase, database di reperti, documentazione grafica e fotografica) rendendole fruibili in modo dinamico ed in tempo reale.

Il GTARC vuole dare una risposta alla crescente domanda di formazione nei settori della ricerca e soprattutto delle nuove professioni relative alla:

Individuazione dei Beni Archeologici con metodologie non invasive e loro inserimento nel contesto territoriale

Lettura integrata del dato archeologico, geomorfologico e paleoambientale

Salvaguardia e monitoraggio del patrimonio culturale

Gestione informatizzata dei dati archeologici

Divulgazione multimediale



Contenuti del Master GTARC

Il Master in GeoTecnologie per l’Archeologia (GTARC) affronta i tre momenti fondamentali della ricerca archeologica:

Prospezione archeologica

Scavo e interpretazione delle evidenze archeologiche

Organizzazione, gestione e diffusione dei dati

Prospezione archeologica

Prima di effettuare una campagna di scavo è necessario approcciare il campo con tecniche di prospezione non invasive, quali il telerilevamento, la fotogrammetria, i sistemi di posizionamento satellitari (GPS) e la geofisica applicata.

Il contributo del telerilevamento (l’insieme delle metodologie di acquisizione, elaborazione ed interpretazione di immagini digitali rilevate da aereo, satellite o altra piattaforma più prossima all’oggetto da studiare) è fondamentale in quanto permette la ricostruzione della paleogeografia di regioni entro le quali effettuare ricerche di antichi insediamenti o per ipotizzare interpretazioni di scelte insediative o funzionali di siti archeologici già noti. La fotogrammetria digitale consente oggi un facile approccio alle tecniche di costruzione, aggiornamento ed integrazione di cartografia di dettaglio costituendo uno strumento potente per la prospezione e il censimento dei beni archeologici. Altrettanto importanti sono i metodi geofisici di prospezione archeologica. Questi rappresentano uno strumento fondamentale per la rilevazione non distruttiva di strutture naturali e antropiche sepolte e in archeologia possono fornire valide indicazioni per la progettazione degli interventi di scavo nonché dare informazioni su aree più vaste adiacenti agli scavi stessi e quindi consentire di meglio relazionare il sito archeologico con il territorio circostante.

Alla serie di prospezioni non invasive può fare riscontro una ricognizione sul terreno dove il rilievo delle strutture antropiche e l'identificazione di elementi di micromorfologia possono essere registrate con accuratezza attraverso i sistemi di posizionamento satellitare (GPS). Tutte queste metodologie rappresentano uno strumento di identificazione e contestualizzazione fondamentale per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale.

Scavo e interpretazione delle evidenze archeologiche

Per la comprensione dei processi di formazione ed evoluzione dei depositi antropici è cruciale possedere una buona padronanza del metodo scientifico di indagine e interpretazione dei dati archeologici. Particolare attenzione è rivolta ai principi metodologici del rilievo archeologico e al trattamento dei dati in relazione alla loro archiviazione e gestione anche tramite le schede dell’Istituto Centrale per la Catalogazione e Documentazione (ICCD).

Altrettanto rilevante, per una migliore contestualizzazione di un giacimento, è la programmazione di indagini cronologiche e archeometriche. Tali tematiche saranno affrontate anche tramite la visita ai laboratori del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Siena, di Dendrocronologia del Museo Civico di Rovereto e al LaBEC - Laboratorio di Tecniche Nucleari per i Beni Culturli - dell'INFN di Fierenze.

Organizzazione, gestione e diffusione dei dati

L’ultimo decennio ha visto un notevole incremento dell’impiego di tecnologie informatiche negli ambiti più diversi della ricerca archeologica ma sono sicuramente i GIS – Geographic Information System e RDBMS - Relational Database Management System ad aver riscosso un importante successo, prima come sistemi per la gestione globale dei dati archeologici di provenienza stratigrafica, poi come strumenti decisivi nell’interpretazione dei contesti archeologici. Il loro primo campo di applicazione riguarda gli studi di archeologia del paesaggio. Le applicazioni si orientano in molteplici direzioni e partecipano allo studio degli elementi antropici e geografici che hanno caratterizzato il territorio, cercando di indagare il rapporto tra uomo e ambiente nei termini di scelte insediative, sfruttamento delle risorse, viabilità, percezione, ecc. Oltre che immettersi in uno scenario di studi territoriali già consolidato, le potenzialità offerte dagli strumenti GIS hanno anche stimolato la crescita del dibattito sulle diverse variabili umane e spazio-temporali che partecipano al processo di comprensione del nostro passato e sulla scelta delle metodologie di acquisizione dei dati da introdurre nell’analisi e dei modelli interpretativi. Oltre agli studi su scala territoriale i GIS offrono interessanti potenzialità applicative nel campo delle analisi spaziali a scala di sito archeologico. Le elaborazioni di dati intra-site costituiscono una importante metodologia per lo studio dei processi e delle fasi di formazione dei depositi archeologici, la cui ricostruzione è indubbiamente decisiva nella validazione di qualsiasi successiva analisi deduttiva. La puntuale registrazione della distribuzione spaziale dei resti aiuta a leggere la ripartizione dello spazio e a riconoscere l’eventuale presenza di unità funzionali. I GIS si sono rivelati spesso determinanti nell’identificazione dei processi di aggregazione spaziale dei dati archeologici attraverso modalità di trattamento contestuale e/o selettivo di variabili a connotazione spazio-temporale. I corsi si articolano in due parti, una teorica ed una applicativa svolta in laboratorio durante la quale gli studenti eseguiranno esercizi pratici di applicazione GIS inter-site e intra-site ed acquisiranno la capacità di interpretare e elaborare carte tematiche a fini archeologici.

Inoltre il lavoro dell'archeologo oggi trae un notevole aiuto dalle rappresentazioni del dato attraverso modellazioni 3D sia per finalità analitiche sia per scopi divulgativi.




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