LABORATORIO TEATRALE CONDOTTO DAL REGISTA G. MARINI DAL 3 AL 15 GIUGNO 2013 ROMA

Teatroinscatola
A Roma

250 
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Informazione importanti

  • Laboratorio
  • Roma
  • 72 ore di lezione
  • Durata:
    12 Giorni
Descrizione

LABORATORIO TEATRALE PER ATTORI
CONDOTTO DAL REGISTA GIUSEPPE MARINI
A ROMA PRESSO TEATROINSCATOLA
DAL 3 AL 15 GIUGNO 2013 CON ORARIO 10-16
PER ULTERIORI INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE A info@teatroinscatola.it

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Roma
Roma, Italia
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Recitazione teatrale
Improvvisazione teatrale

Professori

Giuseppe Marini
Giuseppe Marini
regista teatrale

Programma


LES BONNES LE SERVE DI JEAN GENET
Laboratorio teatrale condotto dal regista Giuseppe Marini

DAL 3 AL 15 GIUGNO 2013 (DOMENICA 9 PAUSA)

DALLE 10 ALLE 16

TEATROINSCATOLA

per informazioni info@teatroinscatola.it

Les bonnes trae spunto dal caso delle sorelle Papin, che negli anni '30 sconvolse l'opinione pubblica francese: due domestiche a servizio presso una ricca e facoltosa famiglia borghese uccisero atrocemente la loro padrona e sua figlia. Nel testo di Genet le sorelle Claire e Solange Lemercier amano e odiano la loro padrona (Madame) e sognano di ucciderla. Ogni sera, quando la padrona è assente, in un perverso gioco delle parti in cui a turno una prende le sembianze di Madame, l'altra quelle della serva-sorella, inscenano la stessa cerimonia il cui epilogo è proprio l'assassinio della Signora. Poco dopo veniamo a sapere che una di loro, Claire, ha spedito delle lettere anonime alla polizia che hanno condotto in prigione Monsieur, l'amante di Madame. Una telefonata le informa però che Monsieur è stato rilasciato per mancanza di prove e rimesso in libertà provvisoria. In seguito a questa sconfitta e temendo di essere scoperte, Claire e Solange decidono di uccidere veramente Madame con una tisana avvelenata. Ma visto che anche quest'ultimo tentativo fallisce le due bonnes decidono di farla finita e di eliminarsi attraverso l'ultimo rituale suicidio-omicidio: una di loro berrà il tiglio avvelenato che si è fatto servire dalla sorella.

Un teatro bardato a lutto per celebrare il proprio sontuoso funerale, l'ultima cerimoniosa auto-rappresentazione, l'ultima festa.

Un teatro due volte teatrale, che pone se stesso e le sue possibilità al centro della propria indagine.

Un teatro non più abitato da personaggi reali ma da figure allegoriche, apparenze fantasmatiche, images o reflets, che dispiega un'architettura verbale straordinaria e piena di bagliori non per raccontare storie ma de-costruire mitologie.

Un teatro che chiama a raccolta i suoi antichi fasti e i più diversi modelli drammaturgici, dalla Messa all'Opera Lirica, per travestirsi e metamorfosarsi in un gioco spinto fino ai suoi limiti estremi, dove incontra l'assurdo e la commedia prima di inabissarsi nella propria negazione.

Un teatro costantemente in lotta con se stesso quello di Jean Genet.

Les Bonnes:

due creature (maschi o femmine che siano…) illividite e consumate dalla devozione rovesciata in odio per la loro Signora, ma fiere della loro degradazione e decise a viverla fino in fondo, fino al punto in cui si converte in apoteosi. Ladre dei gesti e del linguaggio, dei vestiti della loro padrona, approntano ogni sera il loro teatrino di morte, carico di riferimenti religiosi rovesciati e pervertiti, in cui si recita l'assassinio di Madame.

Monache sordide, patetiche baccanti abitate e possedute dal Dio-Madame, grottesche meninas a caccia di estasi, sordide erinni affamate di Bellezza, scassinatrici di beaux languages, accanite lettrici di cronaca nera e dei vangeli, dipingono paesaggi letterari dove il sacro e il blasfemo si coniugano e si pervertono in una mitopoiesi da fotoromanzo, nel sogno di un nuovo paradiso tra le palme e il sole di una Guyana da fumetto esotico. Il Bagno Penale diventa luogo dell'Essere, l'approdo mitico dove finalmente Crimine e Santità si congiungono nella luce redentrice della Grazia.

Madame, non meno sognatrice delle sue bonnes e posseduta dalla sua delirante performance du vide, gioca a impersonare varie forme di una femminilità in esubero, passando in rassegna gli episodi interni a due poli opposti e contigui di Santa e Puttana. Lei è l'icona da abbattere, per l'unico peccato di essere buona, bella, dolce.

Una favola nera, in bilico tra l'angoscia di esistere e la corazza dell'ironia, costruita sulla forma mista di un realismo lirico e allucinato, dove reale e irreale si confondono in un un'atmosfera onirica, da incubo magico.

Giuseppe Marini


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