Bricolage per un Naufragio. Alla Deriva nella Notte del Mondo

Le Muse
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Via Cavour, 4, Firenze, Italia
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Programma

FIRENZE, 16 NOVEMBRE 2009 ore 16.30

Consiglio Regionale della Toscana - Sala degli Affreschi, Palazzo Panciatichi, Via Cavour, 4

Saranno presenti gli autori, moderatore Ezio Benelli.

Intervengono il Consigliere Regionale Severino Saccardi e il Professor Sergio Vitale, Docente di Psicologia al Dip. di Filosofia di Firenze.

A cura di Irene Battaglini e Luca Corti, International Foundation Erich Fromm.

Enrico Borla ed Ennio Foppiani, psichiatri e psicoterapeuti, da vent’anni condividono il loro cammino professionale.

Hanno fondato il C.S.P.T., Centro Studi Psicodinamiche Torino, e la rivista Radure - Quaderni di materiale psichico, edita da Moretti e Vitali, della quale sono fondatori e curatori da oltre dieci anni. Autori di alcuni saggi in numerosi testi di A.A.V.V. come Incontrando Sándor Ferenczi e "Per una nuova interpretazione dei Sogni", nel 2005 hanno pubblicato presso il medesimo editore, il libro Losfeld, la Terra del Dio che danza.

“Tutto ciò che ci rimane è la via dell’acqua”. La terraferma è dissolta e con essa è svanita la speranza che coltiva il nostos,

si è dissolta la sicurezza del Grembo Materno cui fare ritorno ma anche l’orizzonte che il gesto paterno

pareva un tempo indicare come meta.

Preso atto della condizione di naufrago che caratterizza l’uomo moderno, non resta allora che imbarcarsi assieme ai due autori

in un viaggio nel mare aperto della psiche, alla ricerca di un percorso che ci mantenga a galla e, seppur instabilmente, ci permetta di solcare i flutti dell’esistenza senza esserne sopraffatti. E’ così che sotto la guida di Borla e Foppiani la metafora del naufragio si sviluppa fino a farsi portatrice di una nuova visione della pratica terapeutica aprendo, ad un tempo, ad una originale concezione del rapporto con il sogno in ambito psicodinamico. Costretti ad un esercizio di orientamento che non può più far riferimento a mappe preconcette, la psicoterapia contemporanea si scopre opera di continua manutenzione, di un bricolage interminabile. Incessantemente minacciata dalla possibilità del fallimento, la zattera psicoterapeutica su cui si trovano paziente e terapeuta viaggia sulle tracce dei pochi frammenti, sia lasciati dai naufraghi che l’hanno preceduta, sia evocati dagli echi del profondo, coi quali si ripara e seguendo i quali costruisce il proprio percorso, in uno spazio incerto e minaccioso, tracciando una geografia dell’abisso in continuo mutamento.


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