Alessandro Salvini nel suo intervento critico racconta “Nuvole erratiche nello stagno di Baia Salinedda” nella lettera agli specializzandi. 

La storia 

Tutto ebbe inizio per caso, quando alla fermata di un autobus a Nogales negli anni 60, Carlos Castaneda, uno studente peruviano, incontrò don Juan Matus, un Indios Yaqui. 

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“Avevate un appuntamento con il sapere” è la frase con cui don Juan Matus si rivolge a Castaneda, suo allievo. 

Castaneda nel libro racconta che un giorno al tramonto in un deserto di Sonora ha visto tra i cespugli delle presenze inquietanti che poi sono diventate una falena gigante. In questo luogo ci è arrivato a causa di Don Juan, è stato lui a condurlo lì dopo un lungo girovagare in cerca di qualcosa. 

Don Juan gli spiega che lo ha condotto lì perché aveva intravisto un indizio del sapere e voleva così sottoporlo a una prova. Me le sue intenzioni si sono rivelate un incubo per Carlos e una soddisfazione per Matus. Secondo lui l’allievo prima ottuso, ora è riuscito ad affacciarsi sul mondo con il sapere di un brujo indio. Ma quello che era successo, Carlos, non riusciva a farlo rientrare nel suo pensiero razionale. 

Analisi critica

Molte delle conversazioni di don Juan sono per metafore, ricordano alcuni espedienti di psicoterapia o la tecnica confondente di Erickson

La rottura di uno schema comunicativo, come avviene in questo caso con le metafore, può servire per provocare un cambio di prospettiva e una metamorfosi percettiva

Una frase come “il sapere è una farfalla notturna”, in questo caso destabilizza l’allievo ma affascina il lettore. 

Per quanto riguarda invece l’esperienza allucinata di Castaneda, si può ricondurre all’utilizzo di sostanze allucinogene. In alcuni dei suoi libri precedenti, egli si riferisce all’uso di queste droghe degli stregoni. Lo scopo di queste droghe propinate da don Juan, è di vincere le resistenze senso-percettive e immaginative del suo allievo, immettendolo in uno stato alternativo di coscienza.

Castaneda nei suoi libri prova a raccontare le sue esperienze tramite il linguaggio della verità empirica e lascia molte interpretazioni al lettore.

Nel suo libro “L’isola del Tonal”, le esperienze raccontate da Castaneda e gli insegnamenti di don Juan sembrano sempre più delle assurde affabulazioni di invasati. In effetti ai nostri occhi la storia di Castaneda può sembrare inventata e non un resoconto antropologico. Questo libro sembra essere stato progettato per attivare la mente del lettore, tanto che alcuni hanno viaggiato fino in Messico per arrivare ai segreti degli stregoni. Don Juan però aveva ribadito più volte che non si può conquistare la capacità di capire se prima non si riesce a sentire per poter vedere. 

Don Juan appartiene a una grande tradizione sciamanica dei nativi americani. Tutto iniziò quando Richard Evans Shultes e Roger Wasson collegarono le pratiche sciamaniche all’uso di funghi psichedelici. Poi collegarono ciò allo sciamanesimo euroasiatico dove anche lì venivano utilizzati certi funghi. In questo modo si rafforzò la convinzione di una identità mitico-religiosa tra popolazioni molto lontane tra di loro. 

Don Juan Matus appartiene agli Indios che hanno conservato un contatto esoterico con le tradizioni sciamaniche meno contaminate. 

Castaneda riporta dettagliatamente “l’iniziazione” a cui è stato sottoposto da Don Juan e dai suoi simili in arte e mestiere. Essi mettono costantemente alla prova la loro capacità tecnica di modificare e alterare gli stati di coscienza, di accedere a realtà separate, di costruirle con effetti reali, o inducendo stati onirici, allucinatori e suggestivi, ma non più destinati al contatto con il mondo degli spiriti, degli antenati e degli dei, ma alla realizzazione di un potere personale. 

Quello che noi conosciamo del percorso di Castaneda e le esperienze che costellano “L’isola del Tonal” arriva tramite le categorie di un osservatore che propone il risultato di quella che può essere detta “descrizione attributiva”. Infatti non è possibile che uno studioso o ricercatore possano fare una completa metamorfosi psicologica e integrazione in una cultura e in sistemi di pensiero totalmente diversi da propri. Come non è possibile entrare nel mondo olfattivo di un gatto, è impossibile entrare nell’universo di una cultura arcaica e nelle rappresentazioni dei suoi sciamani.

Come può dunque questa iniziazione sciamanica essere collegata alla formazione degli allievi di una scuola di psicoterapia?

L’ingresso nella realtà degli “stregoni” occidentali, ovvero degli psicoterapeuti, avviene per molte vie, fini, metodi e in contesti molto diversi, pur dovendo affrontare un passaggio simile: ossia la trasformazione delle conoscenze trasmesse in sapere e “potere” personale. Il sapere personale può essere descritto come un insieme di risorse socio-cognitive individuali, comunicative ed empatiche, in parte implicite, risorse che intrecciano l’erudizione tecnica del terapeuta con la sua intelligenza sociale e psicologica.

In quale momento la conoscenza si trasforma in sapere e in potere personale? 

Come nelle iniziazioni degli stregoni, è un passaggio che prevede un travaglio soggettivo, caratterizzato da incertezze identitarie, dissociazioni biografiche e disorientamenti morali e civili. 

Un appuntamento con la conoscenza 

In questo caso Salvini si rivolge agli specializzandi dicendo loro che hanno un appuntamento con la conoscenza e non con il sapere degli stregoni Toltechi. 

La conoscenza diventa potere personale quando diventiamo quello che abbiamo imparato pur avendolo dimenticato. È un potere che si misura nel “saper ascoltare”, nel “saper immaginare”, nel “saper dire” e “saper fare”. 

Il “sapere” dello psicoterapeuta è anche un potere trans morale, estetico e immaginativo, fondato su conoscenze il cui ricordo può essere rievocato solo dall’interesse e dalla passione.

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