L’ Istituto di Psicologia e Psicoterapia Psicopraxis, con Alessandro Salvini, racconta su Emagister la storia di Franco Magnani, presentata da Oliver Sacks durante un convegno a Firenze nel 1989.
La storia riguarda proprio il caso di Franco, un pittore ossessionato dalla nostalgia del suo paese, Pontito, dal quale emigrò trent’anni prima.
Pontito è un piccolo paesino poco distante da Pistoia, nascosto tra le colline toscane. Da qui il signor Magnani era emigrato quando era molto giovane per poi stabilirsi a San Francisco, negli Stati Uniti.
Qui, Sacks lo aveva incontrato durante una mostra dei suoi quadri dedicati alla nostalgia del suo paesino. Dipingeva Pontito per farla rivivere e quando non la dipingeva, allora, ne parlava.
Quello che faceva il signor Magnani non è molto distante da quello che facciamo noi, quando leghiamo a determinati ricordi la nostra identità biografica.
Può il corpo vivere in un luogo ma l’anima in un altro?
A questa domanda rispose anche Alessandro Dumas figlio, dicendo
“che l’anima talvolta sceglie strani posti in cui abitare.”
Così era per Magnani, la cui anima viveva nei suoi quadri: tramite la pittura creava una specie di continuità autobiografica in una Pontito rappresentata con un allucinante realismo pittorico.
Come abbiamo detto, Sacks incontrò Franco Magnani a una mostra delle sue opere, dove chi l’aveva allestita metteva in riasalto il confronto tra i quadri del pittore e le fotografie recenti del paese.
Sacks, in veste di psicologo, riferì a Magnani che egli dipingeva in uno stato di sogno, quasi di allucinassi più che di allucinazioni.
I quadri ritraevano una Pontito priva di persone ma, in realtà, i racconti del pittore, erano pieni di persone, di voci ricordate chiaramente e di sensazioni.
Magnani riusciva a ricordare nitidamente il suono delle campane, il profumo degli alberi di noci e il muro del cimitero.
Questa per lui era un’esperienza totale. Il pittore diceva:
“come se fossi lì in questo momento.”
Nel suo libro, Un antropologo su Marte, Sacks affronta ulteriormente la storia della memoria e dell’uomo di Pontito.
Nel 1989, l’autore decise di andare a Pontito per capire meglio le storie raccontate da Franco Magnani. Una volta lì, ricercò le atmosfere, le storie e il paesaggio da cui erano emersi il pittore e i suoi quadri.
Come alcuni psicoterapeuti sanno, quando la memoria autobiografica e il sentimento si mescolano, possono dar vita a combinazioni particolari. Ma questo non era il caso del signor Magnani, i cui ricordi erano sempre fedeli alla riproduzione pittorica.
Tuttavia, Sacks nota che nei quadri di Magnani si poteva riscontrare una piccola distorsione prospettica, come se il paese raffigurato fosse più grande, come se fosse visto con gli occhi di un bambino. 
Quando Magnani ritornò a Pontito, si scontrò però con il presente, il paese non era cambiato ma il modo in cui lo vedeva sì. Anche per tutti noi il presente spesso è troppo angusto per ospitare il presente ricordato e il presente rincontrato. Rispetto a questo problema, Sacks, non fa congetture.
Con Magnani, Sacks sospende ogni giudizio, evita le interpretazioni, cerca sempre di rimanere fedele alla psicologia dell’esperienza altrui.
Oliver Sacks
Ma chi era questo Oliver Sacks? Un neurologo, un naturalista o uno psicologo?
Forse era tutte queste cose messe insieme. Se fosse stato solo un neurologo, allora non avrebbe letto le opere di Aleksander R. Lurija, ovvero uno dei padri della neuropsicologia.
Sacks, richiamandosi a Lurija, ci fa notare come tutte le diversità estreme tentino comunque di sviluppare, in modo compensativo o integrativo, una propria organizzazione cognitiva.
Commenti residui
L’uomo di Pontito poteva ritrovare un equilibrio nella sua nostalgia grazie alla pittura. Era una soluzione alla sua nostalgia amplificata da un eccesso di ricordi.
Nei resoconti clinici di Sacks, ci troviamo di fronte a una piccola folla di diversi, con lesioni neurologiche o diversamente dotati, che cercano di trovare un proprio adattamento, talvolta precario, al mondo e agli altri. Questo adattamento è reso possibile grazie alla plasticità del nostro cervello.
Sacks non ha mai ridotto i suoi strani casi alla neurologia dell’uomo macchina, nella sua professione è sempre stato attento a cogliere il rapporto attivo che intratteniamo come esseri umani con la nostra parte corporea.
Il caso Magnani ci ricorda quindi come la necessità di radici e l’identità autobiografica possono far identificare le persone con differenti temi narrativi in cui ognuno può stabilire una dimora felice, infelice o stabile che sia.
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