La comunicazione  è uno degli aspetti basilari dell’esistenza umana, il termine deriva dal latino communicare: mettere in comune ed è la base che ha permesso lo sviluppo di ogni tipo di fenomeno sociale, ideologico, politico e religioso.

Osservando il fenomeno della comunicazione è necessario sottolineare come esso sia un elemento imprescindibile della realtà umana. Paul Watzlawick nei suoi Assiomi della Comunicazione affermava che “non si può non comunicare” e che l’assenza di una comunicazione esplicita comunica essa stessa qualcosa e veicola un contenuto implicito di informazioni.

Se vista da questa prospettiva, la capacità umana di veicolare informazioni diventa un fenomeno alquanto affascinante, che richiede una particolare attenzione tramite l’utilizzo di contenuti chiari, semplici, diretti, ma soprattutto corrispondenti alla realtà e perciò non falsi e di dubbia provenienza.

Se si osserva lo scenario sociale odierno legato alla pandemia di COVID19 appare più che mai importante una comunicazione coerente e valida. L’esigenza di trasmettere informazioni chiare e inequivocabili diviene ancora più urgente nel caso di stati di emergenza come quello che stiamo vivendo negli ultimi mesi.

Un chiaro esempio di comunicazione inesatta con conseguenti effetti dannosi è il tanto discusso “Caso AstraZeneca”, nota casa farmaceutica produttrice di una tipologia di vaccino che protegge dal contagio di COVID19 e al quale ha dato anche il nome.

L’evento di cronaca che coinvolge tutti i paesi Europei riguarda i possibili effetti collaterali dovuti alla somministrazione di tale vaccino, che hanno condotto alcuni Stati a scegliere di sospenderne l’utilizzo. Scelta non condivisa da tutte le nazioni che hanno invece continuato le campagne di vaccinazione con il siero Astrazeneca.

Il nostro paese, dopo aver rispettato lo stop richiesto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per degli accertamenti, ha proseguito nell’importazione e somministrazione dei vaccini Astrazeneca. Questa scelta ha certamente acceso un forte dibattito nell’opinione pubblica, a volte con toni sensazionalistici, riguardo la correttezza della decisione di procedere nell’utilizzo del vaccino in questione; molti dei cittadini italiani chiamati ad essere vaccinati con AstraZeneca hanno infatti rinunciato al proprio turno di vaccinazione.

A questo punto è doveroso specificare che i dubbi e le paure riguardo la presunta pericolosità del vaccino, non sono mai stati supportati da evidenze di carattere scientifico. Al contrario, la comunità scientifica ha dichiarato che non esiste diretta correlazione tra sintomi e vaccino; la fonte principale di tali problemi è una comunicazione errata con assenza di chiare linee guida che fornisca a tutti informazioni complete ed esaustiva e che non lasci spazio ad interpretazioni. 

Il tipo comunicazione creatasi attorno al caso Astrazeneca ha avuto un diretto effetto anche sul marketing farmaceutico, è stato infatti riscontrato un incremento nelle  vendite di prodotti privi di alcun beneficio medico ma semplici integratori che hanno avviato una strategia di marketing e una campagna pubblicitaria fuorviante e non attendibile scientificamente affermando l’esistenza di diretti effetti nella protezione dal contagio di COVID19 se assunti regolarmente; alcuni di questi prodotti hanno incrementato le proprie vendite fin anche del 68%.

Di fronte a fenomeni di questo tipo appare chiaro quanto sia fondamentale educare ad una comunicazione chiara ed efficace che anche se veicola informazioni scientifiche e specialistiche riesca ed essere resa chiara e comprensibile anche ai “non addetti ai lavori” e perciò sia in grado di consegnare il messaggio a chiunque abbia diritto a conoscere le informazioni indispensabili alla tutela della propria salute.

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